Le più antiche testimonianze di questa terra sono tutte provenienti dallo scavo di parte della necropoli preromana...(segue)

Dopo vari spostamenti e smembramenti il patrimonio archeologico di Vico Equense...(segue)

Tra i più apprezzati presepi artistici della Penisola Sorrentina riserva ogni anno...(segue)
 

Terme dello Scrajo - Marina di Vico - Chiesa dell'Annunziata - Centro Storico - Chiesa dell'Assunta - Castello Giusso (il parco) - Museo Mineralogico - Chiesa dei Santi Patroni Ciro e Giovanni - Santa Maria del Toro (Santuario)...(segue)

La zona collinare: Convento di S. Vito, La Chiesa di S. Maria a Chiaia e convento francescano; Chiesa di Santa Maria delle Grazie (S. Salvatore); Cappella S. Lucia (Massaquano); il monte Faito; Cappella di S. Maria del Castello; Camaldoli (Arola); la casa di Giovan Battista della Porta (Pacognano); S. Maria Vecchia (Seiano); la Marina di Seiano
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L'atinquarium "Silio Italico" di Vico Equense.
di Salvatore Ferraro

   Dopo vari spostamenti e smembramenti il patrimonio archeologico di Vico Equense, raccolto nel corso di 40 anni in seguito a ricerche condotte più o meno scientificamente, ha trovato una giusta, anche se provvisoria, collocazione nei locali ubicati a piano terra del Palazzo Municipale, grazie ad una piena sinergia tra le amministrazioni comunali succedutesi nel tempo e la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta. In tre stanze adeguatamente restaurate ed illuminate sono state allestite 8 vetrine (di cui due sul lato strada e, pertanto, ben visibili), che contengono un centinaio di reperti, che vanno dal VII secolo a.C. all'età romana (vasi a figure nere e a figure rosse, bronzi etruschi e campani, ceramica corinzia ed ionica, buccheri e ceramica attica a vernice nera, ecc.).
Il piccolo Museo ha suscitato ben presto l'ammirazione dei cittadini e dei turisti per la luminosità degli ambienti, per la raffinatezza dell'allestimento, per la chiarezza dei pannelli didattici e soprattutto per la varietà e qualità dei materiali esposti ora in forma così suggestiva che il  grande pubblico ha modo di ripercorrere per sommi capi la storia dell'antica AEQUANA, centro economico e culturale in contatto con i Greci e gli Etruschi.
L'antico abitato si disponeva sul promontorio occupato dall'attuale centro storico (Vescovado), di cui non sono rimaste purtroppo testimonianze archeologiche, in quanto la vita è continuata ininterrotta fino ai nostri giorni, mentre si sono conservate le necropoli (in modo particolare dal VII secolo a.C. al IV d.C.), disposte lungo le vie S.Sofia e Nicotera, seguendo un asse stradale antico che portava sino a Stabiae. Eccezionali sono i due capitelli dorici di tufo (ora esposti al Museo territoriale della Penisola Sorrentina a Villa Fondi a Piano di Sorrento), che rappresentano un importante esempio dell'architettura dorica sviluppatasi in Magna Grecia nel VI secolo a.C. Per il periodo romano varie sono le testimonianze di ville costiere (ville marittime) e interne (ville rustiche), mentre per la città si può ancora riconoscere, dopo tanti secoli, nell'impianto attuale del centro storico un riflesso di quello antico (ippodameo, cioè ortogonale).
Delle scoperte archeologiche erano già avvenute alla fine dell'800, ma i corredi tombali andarono dispersi presso privati o collezionisti stranieri, per poi confluire nei Musei Europei o Americani.
Fu soprattutto dal 1960, per l'impegno continuo e solerte dell'ispettore onorario Prof. Salvatore Ferraro, che i reperti archeologici, individuati grazie all'espansione edilizia, furono raccolti in modo più o meno sistematico e salvaguardati presso la locale Azienda di Turismo, che nel 1966 allestì un primo e provvisorio Antiquarium, poi trasferito presso il Collegio "Sozi Carafa" ed infine chiuso, in quanto i locali furono acquisiti dalla Curia Sorrentina.
Mentre alcuni oggetti sono esposti a Piano di Sorrento, presso il Museo Territoriale  della Penisola Sorrentina (dove esortiamo i turisti a recarsi), nel museo "Silio Italico" si presenta  soltanto una selezione abbastanza significativa dei reperti recuperati negli scavi degli anni 1960 - 1970, anche per problemi oggettivi di spazio. I corredi tombali sono datati al V sec. a.C. e presentano tra gli altri oggetti vasellame attico di notevole pregio. L'arco cronologico della necropoli va dalla fine del VII sec. a.C. al V sec. a.C.
Essa si disponeva su un pianoro tufaceo e le sepolture erano di tipo ad inumazione a cassa di tufo, pur registrando alcuni esempi di incinerazione. I corredi tombali mostrano un'associazione di reperti di bucchero, impasto, ceramica attica, coppe di tipo ionico e argilla figulina, mentre per il vasellame bronzeo sono presenti i bacini, i colini e le grattugie. Gli ornamenti personali sono rappresentati da fibule in argento, in bronzo e in ferro, armille spiraliformi, anelli digitali in argento e bronzo, vaghi di ambra e pendenti in bronzo, mentre tra gli oggetti di uso domestico frequenti sono gli alari e gli spiedi di ferro o di piombo, portafiaccole di ferro e coltelli di bronzo. Sono inoltre presenti anche le armi, tra cui una cuspide di lancia, una punta di giavellotto e un'ascia (vedi la vetrina n°4, visibile anche dall'esterno.
Il vasellame bronzeo della necropoli arcaica di Vico Equense è di grande interesse e di ottima fattura. Sono presenti calderoni, situle (secchi), brocche, bacini e una "pizzipapera", un vaso a becco d'anatra. In generale i bronzi sono prodotti tipici dell'artigianato etrusco, diffusi in età arcaica dal VI sec. a.C. per tutto il V sec. a.C. e la loro presenza all'interno del corredo funebre è legata al rituale del banchetto, ma nello stesso tempo i bronzi rappresentano oggetti di pregio indicatori di un elevato grado sociale del defunto.
Pregevoli sono anche i vasi attici a figure nere e a figure rosse, esposti nelle vetrine n°2 e 3 e visibili anche dalla strada; altri magnifici esemplari sono conservati a Piano di Sorrento.
Non mancano le anfore da trasporto, di tipologia diversa, sistemate nella parte di fronte all'ingresso: sono presenti a Vico Equense anfore di tipo etrusco e di tipo orientale, anfore ionico-massaliote e corinzie. Esse erano utilizzate per il trasporto del vino, ma ebbero anche un ruolo funerario,cioè contenevano tombe di bambini in tenera età.
Nella vetrina n° (della seconda stanza) sono esposti svariati vasi in bucchero, che inizialmente furono importati in Campania dall'Etruria come prodotto di pregio e molto richiesti dalle aristocrazie locali. I vasi di bucchero di Vico Equense sono rappresentati per lo più da brocche a bocca circolare o trilobata, stamnoi, anforette, coppe su basso o alto piede. Spesso sui vasisono incisi dei segni graffiti isolati o figure varie.
Due vasi, entrambi del VI sec. a.C., si distinguono tra gli altri, perchè su di essi sono state incise importanti iscrizioni; un'alfabeto etrusco, inciso all'esterno di una coppa carenata, e una iscrizione paleo-italica, redatta nei caratteri dell'alfabeto "nucerino", incisa sul corpo di una oinochòe (di Ievo sono. Paco Adriano (donò)). Tali iscrizioni attestano l'uso contemporaneo di lingue ed alfabeti di tipo diverso e costituiscono una interessantissima prova dei rapporti di commistione etnico-linguistica (cioè ci troviamo di fronte ad una vera e propria koinè culturale).
Accanto agli oggetti importati e, in generale nei corredi più antichi, sono presenti grandi quantità di vasi di argilla prodotti localmente, che si usa definire di impasto (vedi la vetrina n°5), presenti sia nei contesti di necropoli che di abitato.
Per la ceramica di uso domestico si sono ritrovati anche esemplari di ceramica acroma, di quella particolarmente verniciata e di un interessante classe con decorazione lineare definita ceramica decorata a bande.
invece le coppe ioniche tipo B2 con vasca profonda e decorazione a fasce orizzontali risultano ora prodotte nell'Italia meridionale e in Sicilia alla fine del VI sec. a.C.
Nella terza stanza, nelle vetrine n°7 e 8, sono esposti esemplari di ceramica acroma, a figure nere e a vernice nera.
In particolare, per questa ultima classe, sono esposti numerosi esemplari, alcuni di produzione attica, altri di produzione campana.
Nel complesso l'antico centro di Vico Equense rientra nel più generale quadro culturale della parte meridionale del Golfo di Napoli, caratterizzato dalla coesistenza dell'elemento atrusco ed indigeno. Situato su una terrazza a strapiombo sul mare e dotato di una insenatura particolarmente adatta all'approdo delle imbarcazioni, sicura e ben riparata, il centro costiero fu abitato da mercanti piuttosto pacifici ed operosi, con proprie usanze, riti e lingua (in alfabeto nucerino), che ebbero come primario obiettivo quello delle attività minerarie e commerciali, ma non trascurarono l'agricoltura ad essa naturalmente portati dalla feracità dei luoghi e dalla fertilità della terra.